Apr 18 2009
Terremoto
Mi sembra che l’argomento abbia scavato le nostre coscienze. Posso portare la mia personale esperienza: mi sono trovato a Mondragone (CE) nell’estate del 1981 (quella dopo il terremoto dell’Irpinia che si è sentito forte anche lì con vari danni) e ricordo che ero sulla porta di casa a prendere il fresco, era sera, era stata una giornata afosa. All’improvviso una scossa di assestamento (7° Mercalli, abbiamo saputo poi), al di là del terrore appena realizzi che non puoi fare nulla contro la natura scatenata, ricordo di essere stato travolto da mia zia Luigina che, come una pazza, è schizzata fuori di casa senza guardare neanche dove si dirigeva. Credo che quella sensazione di impotenza sia la cosa che ti marca per tutto il resto della vita e ti lascia dentro quel terrore indefinibile che ti oscura i sensi quando scatta (parlo per chi l’ha vissuto da dentro veramente, non chi ha assaggiato solo una scossa di assestamento). Questo, unito al dolore per la perdita dei tuoi cari, ti segna e ti cambia per sempre. Potrei raccontarvi del silenzio irreale che c’era sulle macerie umbre tre giorni dopo, della fila disperata e piena di dignità all’ora di pranzo nel campo allestito dall’esercito a Verchiano, della profonda umanità della Protezione Civile friulana che ci ha accompagnato, preferisco segnalarvi il pianto di Angelo, collega di libreria, volontario della Protezione Civile del Lazio, quando, di ritorno dal suo turno di soccorso ad Onna, ha aperto il sito di Repubblica e ha rivisto le immagini che lui aveva vissuto sul posto. Una sola cosa giusta ha detto Veltroni: “Questo paese è migliore di chi lo governa”.
Ciao ciao
Aldo